Autore Topic: Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?  (Letto 1633 volte)

Offline bua

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Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« il: 21 Giugno 2021, 04:23:37 pm »
Ogni crisi, per quanto grave, per quanto dolorosa, è un'occasione unica per imparare qualcosa.
La crisi del Calcio Catania non fa eccezione, sebbene sia davvero dura trovare la forza di rendersene conto.

Comunque vada a finire, e purtroppo sembra un film già visto in altre piazze piccole e grandi, in cui la penultima scena è sempre l'appello alla città, è importante non bruciare questa occasione.
Bisogna però concentrarsi non su ciò che è fuori dal nostro controllo, perché non c'è modo di decidere chi debba gestire la società o come debba farlo, bensì su cose che possiamo controllare.
A cominciare da noi stessi. Noi tifosi dovremmo ormai essere pronti a toglierci l'anello dal naso ed evitare di attendere o credere nel salvatore della patria, di osannarlo e condannarlo a seconda dell'ultima azione compiuta  o della dichiarazione rilasciata un minuto prima.
Bisogna avere rispetto per qualunque folle si avvicini all'idea di entrare nel Calcio Catania, ma non dimenticare ciò che è ovvio, e cioè che chi lo fa lo fa per il proprio interesse personale e per nessun altro motivo.
Poi bisogna ricordarsi che nulla è facile, anche se lo sembra, e che la situazione societaria del Catania non è facile e nemmeno lo sembra. Quindi evitiamo di sputare sentenze come se chi dovrebbe trovare le soluzioni non ci si avvicina nemmeno. Perché a prescindere da quanto sia dotato è possibile che il problema sia troppo grande per essere risolto.

In soldoni, basta idolatrare Tacopina prima ancora che muova un dito, soprattutto conscendo il suo modus operandi. Basta rimpiangere il buon Fabio Pagliara, professionista rispettabile che però deve ancora spiegare che fine hanno fatto i grandi sponsor AON e Italpizza che lui stesso aveva fatto capire avrebbero garantito il futuro dell'operazione di salvataggio e che a quanto pare non sono mai stati nemmeno all'orizzonte. Fabio Pagliara era in pieno dentro il progetto della SIGI quando si parlava di una potenza di fuoco di 54 milioni di euro. Peccato che alla penultima conferenza stampa un anomimo suggeritore, evidentemente ignaro del funzionamento dei microfoni, ricordò all'avvocato Ferrau' che loro (cioè i soci della SIGI) non avevano programmato proprio nulla perché la trattativa con Tacopina era iniziata all'indomani dell'acquisizione del Catania dal tribunale. Ferraù solo l'altro giorno ha confermato che la rivendita è, ed è sempre stato, l'unico piano della SIGI. E Pagliara, evidentemente, doveva saperlo.
Che non ne abbia parlato per motivi di opportunità e per tener fede al suo modus operandi politically correct ci può stare. Ma prima di osannarlo come se la sua presenza avesse potuto o potesse ancora influenzare il destino del Catania è assurdo.

Ed è assurdo che, in un clima che, per chi ha compreso la gravità della situazione, dovrebbe essere luttuoso,  scomodarsi a scrivere post polemici su coloro che fanno il bonifico per l'acquisto di azioni virtuali e lo postano su Facebook. Non ha senso vantarsi di essere stati i primi e i soli (spesso millantando) ad aver denunciato e allertato la comunità per aver intuito che la situazione era destinata a precipitare. Questo perché, anche chi ha scritto qualche frase sibillina che poteva far intendere (o anche no) che stava per succedere la cosa grave, l'ha fatto forse a 2014 inoltrato, quando il processo di autodistruzione era già bello che avviato. E quindi, anche i sedicenti primi ad allertare, hanno agito con un tale ritardo e con modalità talmente deboli che hanno ben poco di cui vantarsi.
In quest'ambito, la guerra fra poveri a colpi di post più o meno cifrati, non serve a nulla oltre che essere patetica. Dimostra solo l'inutile autoreferenzialità di molti di noi. Una mentalità secondo  me da estirpare alla radice.

Riguardo ai giornalisti, infine, ribadisco che pur essendo sempre necessario esprimere eventuali critiche in forma educata e civile, oltre che evitare una tardiva caccia alle streghe utile solo a sfogarsi per una situazione frustrante, vorrei dire che non è vero che i giornalisti non contano nulla e nulla possono fare. Diceva Giuseppe Fava:

“Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la crimina­lità, accelera le opere pubbliche indispensabili. Pretende il funzionamento dei servizi sociali. Tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo.”

E questo vale anche nell’abito di quello spaccato della società che è il calcio.
Quindi se un tifoso può anche fidarsi e prendere per oro colato le dichiarazioni del Tacopina o del Ferraù di turno per ingenuità, un giornalista invece deve verificare la verifdicità e la fattibilità di ogni priano presentato alla città. Pretendere risposte dalla SIGI; da Pagliara, da Tacopina e, SOPRATTUTTO, da chi li ha preceduti.
Questo significherebbe fornire un servizio utile.
Limitarsi a riportare la cronaca forse è anche giornalismo, ma in qualità di lettore, credo di poter dire che si tratti di un servizio poco utile.
E mi scuso se quest'ultimo paragrafetto può sembrare una lezione fuori luogo non essendo io un giornalista.

Il mio messaggio resta, comunque uno: comunque vada a finire facciamo in modo da maturare come opionione pubblica per evitare almeno figure barbine come i bagni di folla per personaggi illusoriamente identificati come coloro in grado di risolvere ogni problema con un colpo di bacchetta magica.

Offline Marco Tullio

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #1 il: 22 Giugno 2021, 06:45:37 pm »
Amen.
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Offline vasco

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #2 il: 22 Giugno 2021, 09:24:36 pm »
Ogni crisi, per quanto grave, per quanto dolorosa, è un'occasione unica per imparare qualcosa.
La crisi del Calcio Catania non fa eccezione, sebbene sia davvero dura trovare la forza di rendersene conto.

[...]

Il mio messaggio resta, comunque uno: comunque vada a finire facciamo in modo da maturare come opionione pubblica per evitare almeno figure barbine come i bagni di folla per personaggi illusoriamente identificati come coloro in grado di risolvere ogni problema con un colpo di bacchetta magica.
Ciao a tutti.
Torno a scrivere sul forum dopo molti mesi, durante i quali la mia passione per il Catania mai è venuta meno. Mi ero ripromesso di scrivere nuovamente per commentare le vicende del Catania quando la questione societaria fosse stata risolta ed avremmo potuto parlare solo di sport.

Torno a scrivere alla vigilia una data, quel 23 giugno, che per me rappresenta il giorno del vero fallimento del Catania. Tutto ciò che è venuto dopo è stato un accanimento terapeutico. Praticato, ne sono ancora convinto, in buona fede da parte di tutti quelli che si sono avvicendati al capezzale del malato che è stato tenuto in vita con espedienti contabili, dialettici, comunicativi. E c'è stato pure un momento in cui si poteva pure riprendere, con la promozione in serie B che era possibile. Ma ciò non è stato.

Quoto quanto scritto da Bua. Ed aggiungo le mie personali considerazioni sulla vicenda Tacopina.
Questo personaggio è un uomo d'affari al quale ne è stato servito uno su un piatto d'argento: l'acquisto del Catania. Ma non pagando il debito del Catania, quello immobiliare e quello consolidato, no. Acquistandolo dal fallimento.

Un uomo d'affari deve anche saper bluffare. Il bravo Tacopina, una volta scoperte le carte della SIGI, la sua intenzione di rivendere subito il Catania, (senza alcun piano B, come dice giustamente Bua), ha montato una pantomima (il preliminare) resa ancora più credibile dall'esborso di una somma di denaro (consistente per le possibilità della SIGI, visto che l'hanno dovuta chiedere alla controparte di una trattativa). Ma il vero obiettivo dell'uomo d'affari Tacopina, non era quello di sborsare 16 milioni di euro, ma molti, molti di meno. Anzi solo i soldi anticipati per portare avanti e rendere credibile la trattativa, fino al punto in cui diventasse troppo tardi per imbastire un piano B e cercare altri investitori (sempre ammesso che la SIGI lo sappia fare).
A quel punto si aprirebbe l'unica strada del fallimento. E da salvatore della patria potrebbe rilevare una squadra in serie D senza debiti e con il patrimonio TdG messo all'asta e depauperato nel suo valore residuo. Questo sarebbe un buon affare per un vero uomo d'affari qual è l'americano. Non averlo compreso per tempo conoscendo la sua storia è stata la vera figura barbina.

La matricola, la storia, cosa volete che gli interessi? Interessa a noi che, per la parte che ci riguarda come tifosi, l’abbiamo costruita (il 26 giugno è anniversario di un evento grande) vissuta, sofferta. Sarebbe interessata al Cavaliere pronto a mettere sul tavolo della COVISOC una valigia piena di contante pur di salvare il Catania. Ma non può interessare a Tacopina.

Faremo la nostra parte di tifosi nel rispetto di quella storia, ma per salvare sul serio il Catania ci vuole un investimento vero, non solo di soldi (se fossero solo quelli avrebbe pienamente ragione Tacopina e il suo gioco sporco) ma di cuore.
E non è affatto detto che sia un investimento a perdere, anche da un punto di vista economico: soltanto più rischioso e più a lungo termine. Bisogna che ci siano persone che abbiano non solo capitale da investire, ma che sappiano sul serio cosa voglia dire fare un progetto sportivo e fare utili con il calcio. Persone competenti, di mestiere, coraggiose. E soprattutto appassionate del Catania. 


Offline U mastru

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #3 il: 22 Giugno 2021, 10:14:32 pm »
Ogni crisi, per quanto grave, per quanto dolorosa, è un'occasione unica per imparare qualcosa.
La crisi del Calcio Catania non fa eccezione, sebbene sia davvero dura trovare la forza di rendersene conto.

[...]

Il mio messaggio resta, comunque uno: comunque vada a finire facciamo in modo da maturare come opionione pubblica per evitare almeno figure barbine come i bagni di folla per personaggi illusoriamente identificati come coloro in grado di risolvere ogni problema con un colpo di bacchetta magica.
Ciao a tutti.
Torno a scrivere sul forum dopo molti mesi, durante i quali la mia passione per il Catania mai è venuta meno. Mi ero ripromesso di scrivere nuovamente per commentare le vicende del Catania quando la questione societaria fosse stata risolta ed avremmo potuto parlare solo di sport.

Torno a scrivere alla vigilia una data, quel 23 giugno, che per me rappresenta il giorno del vero fallimento del Catania. Tutto ciò che è venuto dopo è stato un accanimento terapeutico. Praticato, ne sono ancora convinto, in buona fede da parte di tutti quelli che si sono avvicendati al capezzale del malato che è stato tenuto in vita con espedienti contabili, dialettici, comunicativi. E c'è stato pure un momento in cui si poteva pure riprendere, con la promozione in serie B che era possibile. Ma ciò non è stato.

Quoto quanto scritto da Bua. Ed aggiungo le mie personali considerazioni sulla vicenda Tacopina.
Questo personaggio è un uomo d'affari al quale ne è stato servito uno su un piatto d'argento: l'acquisto del Catania. Ma non pagando il debito del Catania, quello immobiliare e quello consolidato, no. Acquistandolo dal fallimento.

Un uomo d'affari deve anche saper bluffare. Il bravo Tacopina, una volta scoperte le carte della SIGI, la sua intenzione di rivendere subito il Catania, (senza alcun piano B, come dice giustamente Bua), ha montato una pantomima (il preliminare) resa ancora più credibile dall'esborso di una somma di denaro (consistente per le possibilità della SIGI, visto che l'hanno dovuta chiedere alla controparte di una trattativa). Ma il vero obiettivo dell'uomo d'affari Tacopina, non era quello di sborsare 16 milioni di euro, ma molti, molti di meno. Anzi solo i soldi anticipati per portare avanti e rendere credibile la trattativa, fino al punto in cui diventasse troppo tardi per imbastire un piano B e cercare altri investitori (sempre ammesso che la SIGI lo sappia fare).
A quel punto si aprirebbe l'unica strada del fallimento. E da salvatore della patria potrebbe rilevare una squadra in serie D senza debiti e con il patrimonio TdG messo all'asta e depauperato nel suo valore residuo. Questo sarebbe un buon affare per un vero uomo d'affari qual è l'americano. Non averlo compreso per tempo conoscendo la sua storia è stata la vera figura barbina.

La matricola, la storia, cosa volete che gli interessi? Interessa a noi che, per la parte che ci riguarda come tifosi, l’abbiamo costruita (il 26 giugno è anniversario di un evento grande) vissuta, sofferta. Sarebbe interessata al Cavaliere pronto a mettere sul tavolo della COVISOC una valigia piena di contante pur di salvare il Catania. Ma non può interessare a Tacopina.

Faremo la nostra parte di tifosi nel rispetto di quella storia, ma per salvare sul serio il Catania ci vuole un investimento vero, non solo di soldi (se fossero solo quelli avrebbe pienamente ragione Tacopina e il suo gioco sporco) ma di cuore.
E non è affatto detto che sia un investimento a perdere, anche da un punto di vista economico: soltanto più rischioso e più a lungo termine. Bisogna che ci siano persone che abbiano non solo capitale da investire, ma che sappiano sul serio cosa voglia dire fare un progetto sportivo e fare utili con il calcio. Persone competenti, di mestiere, coraggiose. E soprattutto appassionate del Catania.
Che ti devo dire...
Che condivido anche le virgole?
Noi parliamo ancora di cuore, appartenenza, loro solo di soldi.
Gli scemi secondo loro siamo noi. Ma io non credo proprio.
"U Mastru"

Offline Marco Tullio

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #4 il: 22 Giugno 2021, 10:50:49 pm »
Se dovesse succedere quello che temiamo, passo la mano per qualche anno, giusto il tempo necessario a capire quale potrebbe essere la mia prossima squadra: morta la matricola, il mio criterio sarebbe proprio la discontinuità; vorrei fare il tifo per una squadra catanese che non abbia la pretesa di essere la continuazione del Calcio Catania. Tacopina giustamente fa i suoi interessi, ma con il fischio che l'anno prossimo andrei dietro alla squadra che intende rilevare per un piatto di lenticchie: se pensa che quello possa essere il Catania, si sbaglia di grosso.
Alberto C., Luca C., Emanuele G., Francesca M.: "Siamo tutti una grande famiglia".

Offline vasco

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #5 il: 22 Giugno 2021, 11:03:00 pm »
Se dovesse succedere quello che temiamo, passo la mano per qualche anno, giusto il tempo necessario a capire quale potrebbe essere la mia prossima squadra: morta la matricola, il mio criterio sarebbe proprio la discontinuità; vorrei fare il tifo per una squadra catanese che non abbia la pretesa di essere la continuazione del Calcio Catania. Tacopina giustamente fa i suoi interessi, ma con il fischio che l'anno prossimo andrei dietro alla squadra che intende rilevare per un piatto di lenticchie: se pensa che quello possa essere il Catania, si sbaglia di grosso.

La speranza è l'ultima a morire. Io sono ancora di quelli che credono "e' murticeddi", perdonatemi.
Per il resto quoto tutto quanto. Quello che nascerebbe non sarebbe il Catania.


Offline bua

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #6 il: 23 Giugno 2021, 03:19:33 pm »
Quando parliamo di Tacopina occorre ricordare che è il "front-man" di un gruppo di investitori, di fondi di investimento, quindi non è che prenda lui tutte le decisioni. Di sicuro è uno squalo, e non propone investimenti avventati, cosa che è positiva, infatti nessuna delle squadre che ha preso è poi fallita.
Per il resto è inutile che ripeta quello che ho scritto in altri post, magari avrete la pazienza, se curiosi, di andarli a rileggere, tanto sono pochi.
Ribadisco che il fallimento è un dramma perché certifica una cronica incapacità gestionale, perché fa piombare nell'incertezza tanti dipendenti e perché costa una retrocessione senza nessun tipo di attenuante.
Sulla matricola ho un'opinione impopolare, e cioè che perderla non significa perdere la nostra storia precedente.
La nuova squadra sarebbe una newCo., l'operazione sarebbe un cambio di proprietà mediato dal tribunale.
Anche io preferirei evitarlo, ma sapendo che ciò comporterebbe l'impossibilità di programamre un rilancio.
Lo stesso Massimino lottava contro una palese ingiustizia, e nel limbo fra il 31 luglio e il 15 settembre 1993, era disponibile anche a rilevare i titoli di altre squadre pur di riprendersi quello che gli era stato tolto (poi magari i giornali esagerarono nel riportare certe indiscrezioni).
Oggi non stiamo assistendo ad alcuna ingiustizia, solo al risultato di una cattiva gestione.

Offline bonfanti58

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #7 il: 26 Giugno 2021, 02:48:39 pm »
:
Sulla matricola ho un'opinione impopolare, e cioè che perderla non significa perdere la nostra storia precedente.
:

Sono dello stesso avviso, davvero non capisco quest'ossessione per la matricola. Certo, speriamo non la si debba perdere, ma per quanto mi riguarda non cambierebbe nulla. Mi vengono in mente il Napoli, il Torino, il Parma, il Palermo, il Bari, solo per citare alcune illustri società fallite, e mi pare che i loro tifosi siano ancora lì a sostenerle. E poi, lo dice anche la nostra tradizione: "Melior de cinere surgo".
Il rosso come il fuoco dell'Etna L'azzurro come il cielo e il mare

Offline vasco

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #8 il: 27 Giugno 2021, 11:22:42 am »
Si manifestano due visioni, entrambe rispettabili, del Calcio. Razionalmente un "nuovo" Catania uscito dal fallimento sarebbe pur sempre la squadra della Città. Irrazionalmente o, se volete, romanticamente e in ogni caso con gli occhi del cuore, per alcuni di noi il Catania è quello contrassegnato da quel numero di matricola, quello del Cavaliere, quello dei 40 mila all'olimpico il 25 giugno 1983.Sono due facce della stessa medaglia. Il tifo è questione di cuore e anche di testa.
Col cuore i tifosi stanno raccogliendo i soldi per favorire l'iscrizione. Con la testa qualcuno che possiede i capitali sta facendo i suoi calcoli per valutare se mettere i soldi o meno: rientreranno, e come?  Spero che fra questi vi sia anche chi vede la questione con il cuore.
Faccio notare che la cifra che che manca per l'iscrizione al campionato, rapportato ai valori di allora, è meno dei 200 milioni di lire in contanti che il Cavaliere mise sul tavolo della Covisoc.

Offline Marco Tullio

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #9 il: 28 Giugno 2021, 11:49:29 pm »
Parrebbe che l'iscrizione sia stata presentata; ora bisognerà aspettare l'8 Luglio per vedere se verrà accettata.
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Offline bua

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #10 il: 29 Giugno 2021, 12:49:56 pm »
Parrebbe che l'iscrizione sia stata presentata; ora bisognerà aspettare l'8 Luglio per vedere se verrà accettata.

Dovrebbe essere tutto ok.
Ora si tenterà di risanare e vendere, il che vuol dire poche ambizioni sul piano sportivo, ma può anche andare bene così.

Offline vasco

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #11 il: 29 Giugno 2021, 03:31:50 pm »
Con la speranza che tutto sia ok come dicono, ora bisogna passare ad una fase in cui deve prevaler la buona gestione e la razionalità.

Con il debito ormai portato tutto alla luce, rimane l'incognita dell'azione cautelativa della curatela fallimentare di una società creditrice. Ma anche a loro non conviene il fallimento del Catania perché perderebbero tutto (cosa che forse i curatori non hanno ben compreso: una società sportiva non è come una qualsiasi altra società che ha un patrimonio da aggredire: qui se non ci sono più i giocatori ossia se non si fa il campionato, rimangono solo di debiti. E su cosa si rivarrebbero i solerti curatori, sui debiti?).

E' tempo di affidarsi ad un ottimo manager sportivo. Non un semplice direttore sportivo ma uno che sappia gestire tutta la società e sappia indicare la strada per trasformare il Catania in un buon investimento in grado di produrre utili.
Solo di fronte a questa prospettiva qualcuno potrà pensare di  investire in modo convinto e deciso nel Calcio Catania.

Se invece si continuerà a fare affidamento sui contabili piagnucoloni (di cui periodicamente escono distruttive interviste) che pensano solo al fardello del debito pregresso, allora i sacrifici di questi giorni saranno stati inutili ed avranno semplicemente prolungato l'accanimento terapeutico che dura dal 2016.
 

Offline U mastru

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #12 il: 29 Giugno 2021, 10:06:51 pm »
:
Sulla matricola ho un'opinione impopolare, e cioè che perderla non significa perdere la nostra storia precedente.
:

Sono dello stesso avviso, davvero non capisco quest'ossessione per la matricola. Certo, speriamo non la si debba perdere, ma per quanto mi riguarda non cambierebbe nulla. Mi vengono in mente il Napoli, il Torino, il Parma, il Palermo, il Bari, solo per citare alcune illustri società fallite, e mi pare che i loro tifosi siano ancora lì a sostenerle. E poi, lo dice anche la nostra tradizione: "Melior de cinere surgo".
Mi dispiace, sono in totale disaccordo. Il tuo discorso poteva essere valido quando il calcio era solo uno sport. Adesso è industria e altro, che a me fa parecchio schifo. Seguo il Catania solo perchè ha ancora quella matricola, una filama sottilissima. Saltata quella saltato tutto.
"U Mastru"

Offline bua

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #13 il: 01 Luglio 2021, 02:13:54 pm »
:
Sulla matricola ho un'opinione impopolare, e cioè che perderla non significa perdere la nostra storia precedente.
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Sono dello stesso avviso, davvero non capisco quest'ossessione per la matricola. Certo, speriamo non la si debba perdere, ma per quanto mi riguarda non cambierebbe nulla. Mi vengono in mente il Napoli, il Torino, il Parma, il Palermo, il Bari, solo per citare alcune illustri società fallite, e mi pare che i loro tifosi siano ancora lì a sostenerle. E poi, lo dice anche la nostra tradizione: "Melior de cinere surgo".
Mi dispiace, sono in totale disaccordo. Il tuo discorso poteva essere valido quando il calcio era solo uno sport. Adesso è industria e altro, che a me fa parecchio schifo. Seguo il Catania solo perchè ha ancora quella matricola, una filama sottilissima. Saltata quella saltato tutto.
"U Mastru"


Semmai è il contrario: quando il calcio era uno sport, il fallimento era un'onta rara, oggi è la conseguenza di un sistema che va verso la SuperLega, oltre che dell'inettitudine di chi gestisce realtà medio piccole e la politica, che ignora la base della piramide.
Questo schifo è schifo a prescindere dalla matricola.
Non vedo proprio cosa cambi a noi tifosi se cambia quel numero, mentre la società, potenzialmente, può mantenere marchio e denominazione (che poi la denominazione l'abbiamo cambiata spontaneamente almeno tre volte, da Club Calcio a Associazione Calcio, Calcio Catania), sede, stadio, colori sociali, possibilmente anche organigramma.
Probabilmente pure TdG sarebbe riacquisibile all'asta.
Il fallimento si deve cercare di evitarlo per salvaguardare i creditori truffati da Pulvirenti e per non gettare nell'incertezza i dipendenti della società e dell'indotto. Naturalmente, sul piano sportivo, occorre evitarlo per non retrocedere.
Poi ribadisco che l'equazione fallimento=risalita immediata non esiste. Solo, prima di accumulare decine di milioni di debiti, si potrebbe tentare con più probabilità di successo una doppia promozione,  anche qualora i  nuovi proprietari venissero dalla disastrata realtà imprenditoriale locale.

Poi, nel caso succedesse, speriamo mai, cosa dovremmo fare? Demolire il Massimino?
Siamo sempre concentrati sul dare ai nostri figli quello che non abbiamo avuto e ci dimentichiamo di dargli ciò che abbiamo avuto!

Comunque, capisco perfettamente che non abbiamo altri record che quello di non essere mai falliti, tuttavia bisogna arginare la deriva "fanatistica" che sta prendendo questo tormentone: siamo tutti tifosi di pari dignità, comunque la pensiamo, anche peché chi, se non un tifoso, perderebbe del tempo discutendo di un campionato infimo di C, senza nemmeno la prospettiva di viverlo da protagonista?
Il nostro reale punto di forza è sempre stato la capacità di compattarci quando l'emergenza ci ha travolto: è accaduto nel 1993, nel 2003, e anche adesso con l'assurda adesione alla colletta.

Ora però si fa polemica su qualunque cosa, creando divisioni fra chi ha fatto il bonifico e chi no, fra chi pensa che l'importante è mantenere la matricola e chi vorrebbe anche poter allestire una squadra per vincere. Si è polemizzato persino sull'opportunità o meno di postare sul proprio profilo, cioè dico sul proprio profilo!!! - lo screenshot del bonifico. I giornalisti si azzuffano per beghe personali, e noi ci dobbiamo sorbire un pessimo servizio in stile "ci è mancato il suo sorriso"...
Ecco questa è la strada che porta all'autodistruzione.

Bisogna invece smettere di parlare di eventualità e concentrarsi sulla realtà dei fatti.
C'è un campionato da affrontare, cercando di farlo in modo dignitoso, e cercare a tutti i costi di rendere la società vendibile.
Quindi concentriamoci sul sorvegliare la proprietà, che per inciso deve ancora spiegare che ruolo avranno coloro che con il loro contributo (cioè gli imprenditori esternia SIGI) avranno in società e il piano d'azione.
E non mi risulta che sia ancora stata programmata una conferenza stampa con questo tipo di ordine del giorno.

Offline vasco

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Re:Gli ultimi giorni del Calcio Catania 1946?
« Risposta #14 il: 04 Luglio 2021, 09:46:04 pm »

Bisogna invece smettere di parlare di eventualità e concentrarsi sulla realtà dei fatti.
C'è un campionato da affrontare, cercando di farlo in modo dignitoso, e cercare a tutti i costi di rendere la società vendibile.
Quindi concentriamoci sul sorvegliare la proprietà, che per inciso deve ancora spiegare che ruolo avranno coloro che con il loro contributo (cioè gli imprenditori esternia SIGI) avranno in società e il piano d'azione.
E non mi risulta che sia ancora stata programmata una conferenza stampa con questo tipo di ordine del giorno.

Sulla questione della matricola ho espresso il mio modo pensiero in precedenza e non ci ritorno.

In effetti l'iscrizione al campionato non può essere visto come un punto di arrivo ma è IL PUNTO di partenza. Siamo consapevoli che senza pubblico allo stadio e relativi introiti e con il debito pregresso, la zavorra che pesa sul Catania è notevole.
Per ciò ritengo che l'aspetto "gestionale" in questo momento diventa decisivo sia sul piano sportivo che su quello economico: il successo sportivo allevierebbe e di molto il problema economico.