Autore Topic: Ignazio Marcoccio  (Letto 1172 volte)

Offline Aldo

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Ignazio Marcoccio
« il: 28 Gennaio 2012, 05:32:56 pm »
Se ne e' andato Ignazio Marcoccio, c'era lui quando mi sono innamorato di questi colori e ho cominciato a vivere a pane e Catania. Grazie a lui la città ed i tifosi rossazzurri hanno potuto vivere la mitica epopea degli anni '60.
Addio Presidente, grazie per le emozioni che ci hai fatto vivere.

Melior de cinere surgo! ❤️💙❤️💙

umastru

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Re:Ignazio Marcoccio
« Risposta #1 il: 28 Gennaio 2012, 11:36:53 pm »
Che la terra ti sia lieve Ignazio.
"U Mastru"
P.S. Adesso che puoi chiedi al mago com'era quella storia dei postelegrafonici. :-D

Offline bua

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Re:Ignazio Marcoccio
« Risposta #2 il: 29 Gennaio 2012, 09:54:01 am »
Un pezzo importante della nostra storia se ne va.
Il mio ricordo:
http://diariossazzurro.altervista.org/modules.php?name=News&file=article&sid=753

Offline cantarutti72

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Re:Ignazio Marcoccio
« Risposta #3 il: 29 Gennaio 2012, 06:26:05 pm »
Se ne e' andato Ignazio Marcoccio, c'era lui quando mi sono innamorato di questi colori e ho cominciato a vivere a pane e Catania. Grazie a lui la città ed i tifosi rossazzurri hanno potuto vivere la mitica epopea degli anni '60.
Addio Presidente, grazie per le emozioni che ci hai fatto vivere.

...anche se appartengo alla generazione post-mitici anni sessanta rossazzurri, il suo nome ha sempre rappresentato per me il simbolo di una "raggiante Catania" (parafrasando una canzone della nostra concittadina Carmen), di una città che dalla seconda metà degli anni cinquanta conosceva uno straordinario sviluppo economico che le valse l'unanime appellativo di "Milano del Sud". E in questo crescente benessere, la squadra in Serie A costituiva la degna ciliegina sulla torta di un periodo che dal dopoguerra in poi è stato sinora il più luminoso vissuto dalla città. Non me ne voglia l'ex primo cittadino Enzo Bianco, protagonista di una primavera catanese che vedeva sì la rinascita di una città (più morale che economica per la verità...) ma che sportivamente conosceva il suo più buio inverno (Catania in eccellenza e tentativo di "scalata" degli "aribattuti"... 8-)).
Fratelli rossazzurri, se avessi la possibilità di viaggiare nel tempo, ve lo giuro su quanto ho di più caro, non avrei dubbi su quali coordinate spazio-temporali scegliere:Catania, 5 febbraio 1961.
Non so cosa darei per poter vivere, anche per poche ore, la magica atmosfera che si respirava in un giorno che raramente è stato per la nostra città così carico di gioia: gli odori, i profumi di quel centro storico che ancora era il cuore pulsante della vita e dell'economia etnea (mentre immensi cantieri nascevano da Cristo -Re a Ognina, da via Caronda a via del Bosco), affollato di gente che alla fermata del filobus di fronte alla Villa Bellini si apprestava, con occhi carichi di serenità, dopo le sofferenze del periodo bellico, a passeggiare in una splendente via Etnea, piena di bar e di pasticcerie, qualcuna aperta sino a tarda notte, piena di negozi ormai sempre più accessibili, grazie al crescente benessere per tutti, proprio tutti. Una meravigliosa domenica dove Catania, già splendida di per sè, attendeva di illuminarsi della magia di due eventi: la festa di Sant'Agata, alle 17.00 puntuali (all'epoca, mi raccontano i miei, a santa spaccava u minutu...!!!), e, poco prima, alle 14,30 l'incontro del Catania al Cibali contro il Milan di Liedholm, Altafini e Trapattoni.  Un Catania reduce dallo sfortunatissimo 5-0 in casa dell'Inter (di cui quattro autoreti), che in caso di vittoria contro i rossoneri, avrebbe riagguantato un incredibile secondo posto in classifica. Vorrei essere lì, magari seduto sotto i cartelloni "Stock" della tribuna B, ad assistere, in uno stadio gremito all'inverosimile, a quel leggendario 4-3 contro il Milan. Il momento più bello, forse, dell'intera storia rossazzurra, non solo per una classifica mai più stata così alta in un momento così avanzato del campionato (eravamo alla prima di ritorno) che a sua volta si mescolava nel periodo probabilmente più felice di Catania, dal dopoguerra. Benessere crescente, alieno ancora dalla selvaggia cementificazione che avrebbe poi sfigurato il volto della città negli anni a venire (il rovescio della medaglia del boom economico..) e dalle contaminazioni malavitose che l’ avrebbero sprofondata nel baratro nei successivi decenni .
 Marcoccio dunque, dai racconti di mio padre, come dalle testimonianze audiovisive e dai testi "nostrani" sulla storia di Catania e del Catania, è stato per me il simbolo di una Catania che fu e che dovrebbe essere. Una città che uomini di buona volontà, di grande tenacia, elevarono a grandissimi livelli su tutti i campi. Non che oggi manchino tali persone, ma sicuramente non c'è più quel terreno fertile di allora per portare sino in fondo tante idee. Dallo spazzino da "villa varagghi" , sino al cavaliere Salvatore Puglisi Cosentino (patron della Latte Sole, simbolo della Catania industriale), tutti remavamo dalla stessa parte, con abnegazione e voglia di far bene, senza piagnucolarci eccessivamente addosso.
Di quel magico periodo di inizio anni sessanta non c'è da rimpiangere, a mio avviso, il benessere, ma principalmente lo spirito della gente catanese di allora, più positivo, più carico di volontà, di fede e di motivazione. Quelle virtù che basterebbe oggi impiegarle per poco più del 50% per portare la città ai fasti di un tempo...e dare al Catania la spinta determinante al superamento dei livelli raggiunti in quel magico pomeriggio di inizio febbraio 1961...
Il presidente Marcoccio e "don Carmelo"  di Bella, lassù, non attendono altro!! NON DELUDIAMOLI !!!
« Ultima modifica: 29 Gennaio 2012, 06:49:13 pm da cantarutti72 »
"più tifi strisciato, più sei un siciliano rinnegato !! fuckinmiju "